L’aggiornamento a iPadOS 26 è accompagnato da una trasformazione estetica radicale che Apple ha chiamato Liquid Glass. Ogni elemento grafico – icone, barre strumenti, sidebar e controlli – assume una trasparenza variabile che reagisce ai movimenti, riflette gli elementi sottostanti e “fluida” alle interazioni. In certe condizioni la grafica sembra fatta di vetro liquido che si muove con la luce, e in altre appare più opaca per garantire leggibilità. Le icone della Home Screen possono essere “tintate” con variazioni cromatiche chiare, scure o persino “clear”, per farle fondere con lo sfondo in modo elegante.
Quando si interagisce con i controlli- sliders, pulsanti, switch – essi “vivono” sotto il tocco: si illuminano, si espandono o cambiano opacità in modi molto più reattivi del passato. Le toolbar nelle app come Mail, Note e Messaggi si adattano al contesto, ingrandendosi quando serve spazio e diventando minimali quando si vuole concentrazione. Anche le sidebars in Safari, Musica, Podcast e News adottano lo stesso linguaggio visivo fluido.
Le notifiche e gli avvisi non saltano più come popup estranei: ora si “espandono” dall’elemento che li richiama (un pulsante, una cella, un’icona), riducendo il disturbo visivo e migliorando l’integrazione. I menu contestuali in fase di editing o formattazione possono estendersi in forme più ricche, offrendo comandi extra senza occupare troppo spazio.
In sostanza, Liquid Glass non è solo una pelle visiva, ma una ridefinizione dinamica degli spazi UI, pensata per rendere l’iPad più vivo, reattivo e armonioso nel suo ecosistema.
Multitasking di nuova generazione: finestre, tiling, Exposé
Con l’uscita di iPadOS 26 Apple introduce un paradigma di gestione delle finestre molto più vicino a quello del Mac, pur mantenendo le peculiarità del touch. Le app non sono più obbligate a riempire l’intero schermo né a rimanere vincolate a modalità mobili: ora si possono ridimensionare liberamente, spostare, accostare e ridurre come su un desktop moderno.
Il sistema supporta il tiling: trascinando una finestra verso il lato sinistro o destro del display si attiva l’allineamento automatico; la novità è che non è più soltanto metà schermo, ma si può dividere in terzi o quarti per affiancare fino a quattro finestre.
Un gesto dal bordo superiore richiama una menu bar in stile macOS: quando porti il cursore in alto o scorri verso il margine appare un menu contestuale che offre comandi, ricerca e navigazione tra sezioni dell’app, senza interrompere il flusso principale.
In parallelo, la funzione Exposé permette di vedere tutte le finestre aperte con un gesto verso l’alto e una tenuta prolungata. Da quella vista si può toccare una finestra per portarla in primo piano, in modo rapido ed elegante. Anche App Exposé mostra solo le istanze di una specifica app.
Con questa nuova architettura, Split View e Slide Over vengono deprecati: il nuovo paradigma è tutto basato su finestre dinamiche e composte, integrate in un sistema più fluido.
La memoria di posizione e dimensione è parte del disegno: quando chiudi e riapri app o finestre, l’iPad ricorda come le avevi sistemate, così l’ambiente torna com’era. In scenari con monitor esterni la modalità windowing restituisce un’esperienza molto più simile a quella di un computer tradizionale.
Questo salto in avanti non manca di sfide: richiede potenza hardware, affinamenti nelle app per comportarsi bene in più dimensioni e una certa riorganizzazione mentale per gli utenti che erano abituati a schermate singole.
Produttività, creatività e audio-video
In iPadOS 26 gli sviluppatori possono sfruttare una API aggiornata per Background Tasks, che permette di eseguire operazioni “pesanti” anche quando l’app non è attiva in primo piano. Le attività a lungo termine vengono segnalate tramite Live Activities, così l’utente vede che processo è in corso e può intervenire.
La modalità Local Capture rappresenta un passo audace verso l’iPad come workstation audio/video: durante una videochiamata puoi registrare flussi video e audio puliti (codificati HEVC e FLAC) da usare in post-produzione, editing o archiviazione indipendentemente dall’app in uso.
Dal canto suo, l’audio si arricchisce di un controllo selettivo: puoi scegliere il microfono da usare per ciascuna app o addirittura per ciascun sito web. La funzione Voice Isolation riduce il rumore ambientale e rende le registrazioni più nitide e pulite.
Con iPadOS 26 l’iPad accoglie app che fino ad oggi erano appannaggio del Mac o dell’iPhone: Preview arriva con funzioni di markup, annotazione, modifica PDF e supporto Apple Pencil. Journal diventa presente su iPad: permette scrittura, schizzi con Apple Pencil, aggiunta di media e un’interfaccia studiata per il tablet. Phone è ora un’app nativa su iPad, grazie alla continuità con l’iPhone, con funzionalità come Call Screening e Hold Assist. E con Games Apple organizza i titoli installati in modo più fluido e accessibile.
L’app Note guadagna la possibilità di importare ed esportare file in formato Markdown, rendendo più semplice la condivisione con strumenti esterni. In parallelo debutta la Reed Pen, uno strumento di scrittura digitale che simula un tratto calligrafico raffinato su Note, Freeform, Journal e markup.
Con questa versione iPadOS implementa nuove funzioni di Apple Intelligence, già attive sui dispositivi compatibili. Tra queste vi sono Live Translation in Messaggi, FaceTime e telefonate, che rendono la comunicazione fra lingue diverse più naturale.
Gli Shortcuts diventano più potenti: compaiono azioni “intelligenti” che si interfacciamo con gli strumenti di scrittura dell’IA, con Use Model per attivare modelli generativi (incluso ChatGPT, ove permesso) e automatizzare compiti complessi all’interno dei flussi quotidiani.
Genmoji e Image Playground evolvono: Genmoji ora supporta mescolanze di espressioni, attributi personalizzati, ispirazioni da foto nella libreria; Image Playground amplia la sua creatività con nuovi stili (Oil Painting, Anime) e, secondo alcune stringhe scoperte nella beta, potrebbe presto supportare modelli integrativi come quello di Google (Nano Banana).
Insieme, queste componenti fanno sì che l’IA non sia più un “extra da aprire”, ma un compagno invisibile: scrivi, chiedi, crei, traduci e automatizzi senza cambiare app.










