I vertici di Amazon, Walmart starebbero valutando l’introduzione di stablecoin ancorate al dollaro, per gestire i pagamenti senza passare dai circuiti di carte di credito così da abbattere costi, semplificare le transazioni e aumentare il controllo diretto sui flussi finanziari.
Ridurre i costi e dominare l’infrastruttura dei pagamenti
Il motivo per cui un gigante del retail deciderebbe di sviluppare una propria criptovaluta è economico: ridurre o eliminare le commissioni imposte da Visa, Mastercard e altri operatori, che in media si attestano tra l’1,5 e il 3% per ogni transazione effettuata con carta. In un sistema interno, basato su token digitali stabili ancorati al dollaro, l’infrastruttura delle transazioni verrebbe gestita dal merchant stesso, con tempi di regolamento istantanei, maggiore sicurezza nelle operazioni e una drastica riduzione dei costi di transazione.
Ma l’interesse non è soltanto legato ai risparmi operativi. Le stablecoin consentirebbero a questi player di integrare fedeltà, reward e crediti digitali in un unico ecosistema, consentendo ai clienti di guadagnare, spendere e scambiare valore senza mai uscire dal perimetro digitale della piattaforma. Un mondo chiuso, integrato e ottimizzato per la monetizzazione istantanea, dove le criptovalute si trasformano in motore di fidelizzazione e leva commerciale.
Banche, circuiti di pagamento e finanza tradizionale
Le banche tradizionali perderebbero una delle fonti di reddito derivante dai pagamenti retail. Il potere di emissione della moneta, da sempre riservato alle autorità centrali o agli istituti regolamentati, verrebbe in parte delegato a soggetti privati dotati di scala, reputazione e infrastruttura globale. Visa e Mastercard, già sotto pressione in borsa dopo la diffusione della notizia, vedrebbero crollare i volumi di intermediazione, e con essi il margine di profitto. La borsa lo ha capito prima di tutti: le azioni dei due circuiti hanno registrato ribassi immediati dopo le indiscrezioni, segnale di una paura fondata sul cambiamento strutturale dei flussi finanziari.
La portata della sfida è tale da attirare anche l’attenzione delle autorità regolatorie. Negli Stati Uniti, il Congresso ha ripreso in mano il Genius Act, una proposta di legge pensata per disciplinare l’emissione e l’uso delle stablecoin, richiedendo trasparenza sulle riserve, vincoli antiriciclaggio e audit continui sui flussi. L’interesse del legislatore è chiaro: evitare la nascita di un sistema parallelo che possa sfuggire al controllo pubblico, ma senza soffocare l’innovazione in un settore che potrebbe portare a maggiore efficienza, inclusione e competitività nei mercati.
Ostacoli, tempi e scenari
Se l’idea di una stablecoin di Amazon sembra visionaria, i tempi per la sua realizzazione non sono così lontani. Gli strumenti tecnici esistono, le tecnologie sono mature e la domanda di nuovi strumenti di pagamento cresce in tutto il mondo. Per convincere milioni di utenti ad abbandonare le carte di credito e adottare una moneta digitale proprietaria, serve una combinazione di fiducia, semplicità d’uso e vantaggi tangibili. Il ricordo del fallimento del progetto Libra (poi Diem) di Meta è ancora fresco nella memoria degli osservatori. Un progetto ambizioso ma troppo lontano dalla sensibilità delle autorità e troppo complesso da integrare in un sistema globale.
Amazon parte da una posizione di vantaggio. Possiede una rete logistica e informativa capillare, un bacino utenti gigantesco, una capacità senza pari di creare abitudini e comportamenti. Se dovesse lanciare un token che consente sconti esclusivi, cashback personalizzati, accesso prioritario a offerte o servizi Prime potenziati, milioni di consumatori potrebbero adottarlo senza battere ciglio. Walmart, da parte sua, ha un’enorme penetrazione nei mercati locali e una clientela fedele, pronta a sfruttare uno strumento di pagamento integrato con l’offerta commerciale quotidiana.
A quel punto, anche altri attori – da Shopify a Rakuten, passando per giganti bancari come JPMorgan e operatori fintech come Revolut – potrebbero iniziare a proporre monete digitali settoriali o tematiche, dando vita a un sistema multipolare dove le stablecoin private competono tra loro per attrarre utenti, clienti e transazioni.










